Alberobello

Lungo la scia dei nostri viaggi esplorativi nella bella Puglia, “Un giro in Italia” ha deciso di fare visita al famosissimo comune di Alberobello, sulle colline della Murgia, in provincia di Bari.

Raggiungerlo è semplicissimo: da Bari dista circa 60 minuti in automobile percorrendo la SS100 e poi la SS172.

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Perché visitare Alberobello?

Principalmente per vedere da vicino i sui famosissimi e suggestivi “Trulli”, e lasciarsi risucchiare da un’atmosfera da fiaba alla Tim Burton.

Se non ci credete, non vi rimane che sfogliare le pagine di questo articolo e passeggiare insieme a noi attraverso le strade dell’unica città al mondo che possa vantare un simile scenario.

Coraggio allora, macchine fotografiche alla mano. Siamo pronti a conoscere la cittadina di “Silva Alborelli”.

Silva Alborelli

Alberobello in origine era conosciuto come “Silva Alborelli” poiché si diceva che l’intera area fosse una sconfinata distesa di querce. Quando il suo nome venne convertito in quello attuale, per lungo tempo si credette che la parte finale del nome, ossia –bello, derivasse dal latino bellum (guerra), ma questa ipotesi è sicuramente da scartare alla luce delle vicissitudini storiche e dell’oggettivo splendore di questa cittadina e dei suoi caratteristici trulli.

Ma questi Trulli cosa sono?

Sono costruzioni dalla forma davvero singolare, originariamente affini ai tholos (monumenti funerari diffusi in una vasta area del Mediterraneo) il cui significato è quello di “piccola casa”.

I trulli più antichi che troviamo oggi ad Alberobello risalgono al XIV secolo. Ma l’attuale comune e la sua area storica risalgono al 1620 quando Alberobello acquisì la fisionomia di un insediamento cittadino vero e proprio.

Queste costruzioni bianche, dal tetto a forma di cupola, in origine erano fatte di pietra calcarea ammucchiata e tenuta insieme interamente a secco, senza l’utilizzo di malta o di altri mezzi di sostegno. Quindi gli studiosi sostengono che i trulli fossero stati ideati per poter essere smantellati in fretta ed evitare il pagamento delle tasse sui nuovi insediamenti.

Se fosse davvero così, a nostro avviso, si tratterebbe di una trovata geniale!

Esploriamo insieme Alberobello!

Procedendo con la nostra esplorazione siamo stati incuriositi da due particolari che rendono ogni trullo diverso dall’altro: il pinnacolo e i simboli raffigurati sui tetti.

Il primo conclude la copertura della costruzione ed è composto da tre pietre sovrapposte di forma diversa: cilindrica, a scodella o sferica. Secondo alcuni lo scopo del pinnacolo era puramente ornamentale, mentre per altri aveva la funzione di distinguere una famiglia dall’altra.

I simboli, invece, disegnati a mano libera su ciascun tetto, pare che abbiano una funzione benaugurale e in qualche modo si legano alla fede cristiana delle origini.

I rioni di Alberobello

I due rioni più frequentati dai turisti sono Monti  e Aia Piccola. Nel primo caso si tratta ormai di un’area in cui i trulli non sono più abitati, ma convertiti a intera zona commerciale. Vi troverete, infatti, laboratori artigianali, trattorie, e B&B. Aia Piccola, al contrario, è la zona prevalentemente ad uso residenziale. Entrambi i rioni, però, sono stati dichiarati nel 1996 patrimonio mondiale dell’Umanità in quanto esempio di architettura naturale.

Un luogo incantato

Per noi di “Un giro in Italia” è stata un’altra straordinaria esperienza alla scoperta di un luogo incantato. Non stupirebbe vedere comparire tra la folla incalzante di turisti, giovani e bellissime donne vestite in abiti Wiccan. Benché tutti sostengano strenuamente richiami alla religione cristiana, Alberobello ha piuttosto le fattezze di un’antica città pagana, nella quale non solo le case, la simbologia e il luogo richiamano ad un passato mitico, ma l’aria stessa che si respira profuma di soprannaturale.

D’Annunzio su Alberobello

Nientemeno che Gabrile d’Annunzio nelle sue “Cronache di un viaggio” la ricorda così:

I trulli bruni e bianchi. I gruppi di coni. Penso ad una abitazione fatta di sette trulli con l’interno dorato, con le pareti di lapislazzuli, con i pavimenti coperti di tappeti arabi. (…) L’erba arsiccia nell’ombra, color di velluto fulvo. Le pecore nere, le pecore dei sacrifizi  alle divinità di sotterra, che fuggono tra ombra e ombra. Qualche capro nero, dall’occhio giallo. Qualche stuolo di contadini seminudi, simili a certi gruppi di terracotta beotica, simili a certe figure dei vasi campani. Nella stanchezza mi addormento… Mi sveglio e vedo un paese di sogno, come se dormissi tuttavia”.

Alberobello, da non perdere.

Che altro aggiungere a questo punto? Se come noi, amate lasciarvi inghiottire dal gorgo dell’ignoto e dello sconosciuto allora questo posto fa certamente per voi. E se invece temete il soprannaturale pur essendone attratti, in tal caso visitate Alberobello attraverso il nostro reportage fotografico. Non ne rimarrete affatto delusi!

#Staywithus

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