Laviano

Cari viaggiatori, il nostro appuntamento con il bel paese questa volta comincia all’insegna della vera trepidante avventura che ci porterà a scoprire non solo le rovine di un vecchio castello ma ci spingerà ad attraversare nientemeno che un “ponte tibetano” sospeso a molti metri d’altezza su gole scavate nella roccia da un antico torrente. Siete pronti allora a indossare i panni dell’archeologa Sydney Fox o della sua controparte maschile, Indiana Jones? Se è così, questo è il viaggio che fa per voi. 😉

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Eccoci, dunque, a Laviano, in provincia di Salerno. Si tratta di un piccolo comune abitato da poco più di mille persone situato in una zona montuosa dell’Alta Valle del Sele al confine con la Basilicata.

La vecchia Laviano

Della vecchia Laviano, quella che i molti ritrovamenti archeologici fanno risalire addirittura ai sanniti del V secolo a. C, non rimane molto. Questa piccola cittadina, infatti, è stata una delle più colpite dal terremoto dell’Irpinia del 1980. I morti furono addirittura 303 (cioè un quinto della popolazione) e il patrimonio edilizio venne interamente distrutto.

La nuova Laviano

La Laviano di oggi è disposta in maniera sostanzialmente diversa. Appena arrivati troverete poco dopo l’ingresso del paese un’area nella quale sostare. A sinistra di questa vedrete il paese vero e proprio, composto da abitazioni moderne e disposte su più file che fiancheggiano la strada principale (la SP381) con una piccola piazza centrale. Dall’altro lato, a destra, vicino ad un piccolo monumento vedrete le indicazioni (non proprio chiarissime) che portano al vecchio castello. Avrete in realtà la possibilità di arrivare con l’auto quasi sotto la zona archeologica, parcheggiando negli spazi antistanti la Chiesa principale.

Verso il vecchio Castello

Il consiglio comunque è di indossare scarpe molto comode perché prima di arrivare in Laviano 4247 300x200 - Lavianocima bisognerà camminare per un po’ su un sentiero ripido e non ben tracciato. Fatto questo, arrivati alle rovine dell’antico maniero, troverete una piccola postazione gestita da una cooperativa di giovani ragazzi dove farete il biglietto per visitare il castello. Al costo di soli 3 euro potrete visitare le antiche rovine che tanto ricordano il castello di Dangerous and Dragons, entrare nelle stanze ancora visibili al pubblico e godere di una piccola mostra allestita al suo interno che vi racconterà la storia di questa signorile dimora prima del suo crollo. Le sue origini vanno fatte risalire all’antico periodo normanno quando per voler del Conte Guglielmo de Laviano la possente fortezza venne ubicata in questa posizione strategica, così da facilitare l’osservazione del territorio e di conseguenza la sua difesa. Oggi dalla sommità del promontorio al monte antistante, a picco sulla rupe dell’Olivella e sul vallone, è possibile passare attraversando uno strepitoso Ponte Tibetano lungo ben 90 metri.

Il Ponte Tibetano

Sospeso sulle profonde gole scavate nella roccia da un antico torrente, il ponte si trova in uno dei punti più stretti del Vallone delle Conche, a 500 metri s.l.m.

Il ponte tibetano è stato progettato da Roberto Castaldini e Sergio Paciello, due fantasiosi architetti lo che hanno realizzato utilizzando soltanto cavi in acciaio che corrono da una parte all’altra del vallone, consentendo a chi lo percorre di godere del verdeggiante paesaggio sottostante. Ovviamente ci sentiamo di sconsigliare questa adrenalinica passeggiata a chi è suggestionabili oppure a chi soffre di vertigini. Noi burloni di “Un giro in Italia”, invece, non contenti di trovarci a 80 metri dal suolo ci siamo divertiti a farlo un po’ oscillare… Ma si tratta di una costruzione davvero molto sicura e ben consolidata. Voi, però, non seguite il nostro esempio! 😉

Laguna Blu

Finita questa bella camminata, avanti e dietro su questo fil di ferro sospeso nel vuoto, vi suggeriamo di restare ancora a Laviano perché agli amanti Laviano 4169 200x300 - Lavianodell’avventura si offre la possibilità di visitare la famosa “laguna blu” dell’alta Valle del Sele ossia una serie di gole scavate e modellate dall’attività carsica. Per attraversarle, però, è necessario indossare una muta e un caschetto, ed essere un po’ esperti di escursionismo soprattutto perché alcuni tratti sono completamente immersi nell’acqua… Noi instancabili esploratori, abbiamo saputo di queste “ripe” (il nome di queste gole) solo una volta arrivati sul posto, ma certo non ci lasceremo scappare l’occasione di tornare per lanciarci in un’altra strepitosa avventura di “Un giro in Italia”.

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Voi continuate a seguire i nostri viaggi e come sempre rimarrete senza fiato.

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