Palermo 

Caput Mundi (step one)

Cari amici esploratori, eccoci al nostro secondo giorno di viaggio in Sicilia.

Come da appuntamento Stefania ed io quest’oggi vi mostreremo la meravigliosa città di Palermo. Ecco il nostro itinerario.

Vi condurremo nel più grande Orto Botanico d’Italia, saliremo sui tetti del Duomo e faremo visita alla tomba di Federico II, poi entreremo nel Castello della Zisa e con impavido coraggio scenderemo nelle Catacombe dei Cappuccini. Non contente vi porteremo nei mercati più famosi della città: da Ballarò alla Vucciria; mangeremo le famose “arancine siciliane” e prenderemo un caffè nel vicolo della Champagneria di fronte al Teatro Massimo. E se non sarete sazi di tutte queste meraviglie allora vi mostreremo la suggestiva Chiesa di San Salvatore, i famosi Quattro Canti e Piazza della Vergogna, fino a sera tarda quando mangeremo un gelato ristoratore nella famigerata località turistica di Mondello.

Che ne dite, vale la pena venire a Palermo insieme a noi?

Coraggio, seguiteci. E vi mostreremo una città meravigliosa!

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Alla scoperta di Palermo

Con i nostri zaini in spalla, Stefania ed io ci siamo lanciate alla scoperta di Palermo, città dai mille volti, vasto porto di mare, vera e propria metropoli multiculturale. Pensate che si tratta del quinto comune italiano più popoloso dopo Roma, Milano, Napoli e Torino. La quantità di persone che si sposta fra le strade o attraverso i mezzi pubblici è enorme, si è completamente circondati da suoni di vario genere e da lingue diverse, soprattutto arabo e spagnolo. La lingua ufficiale qui è il dialetto palermitano e se pensate che sia facile da capire vi sbagliate!

Per fortuna Stefania parla bene questa lingua, quindi comunicare non è stato difficile 😉

L’orto Botamico di Palermo

Arrivate alla stazione centrale di Palermo ci siamo subito incamminate verso la nostra prima meta di viaggio: l’Orto Botanico. Integrato nel Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università ospita al suo interno numerosissime specie vegetali, dalle più comuni alle più rare ed introvabili. Il simbolo stesso dell’Orto è un enorme Ficus macrophylla importato dall’Oceania nel 1845 e abbracciarlo è stata un’esperienza davvero unica. Voi avete mai abbraccio un albero? Si chiama silvoterapia e pare faccia un gran bene. Noi curiosone ne sappiamo una più del diavolo e non ci saremmo mai lasciate sfuggire questa occasione. Devo dire che sentirsi un tutt’uno con la natura è ritemprante. Dovete assolutamente venire qui e immergervi in questo silenzio, sentire questi profumi, lasciarvi accarezzare da queste piante. Ne uscirete cambiati!

Un angolo di Paradiso

Durante il nostro giro Stefania mi ha spiegato che in principio questo giardino è nato con uno scopo ben preciso: coltivare piante medicinali. Solo dopo quasi mezzo secolo è diventato un centro di raccolta e di studio di piante, erbe e fiori provenienti da tutto il mondo. Oggi l’Orto occupa quasi 10 ettari e al suo interno prosperano più di 12 mila specie vegetali, tra le quali troverete  anche numerose piante acquatiche. Per noi è stato come camminare in Paradiso.

Il Museo di Zoologia di Palermo

A questo punto del nostro viaggio si è subito verificato il primo “fuori programma” della giornata.

Dimenticavo di dire la cosa più importante: la mia amica non solo è una bravissima biologa, ma è stata studentessa di scienze della natura qui a Palermo. Quindi, ha pensato bene di portarmi nel Museo di Zoologia “Pietro Doderlein” dell’Università di Palermo. È stata un’esperienza fantastica! Si tratta del più importante museo zoologico siciliano e al suo interno, pensate, sono presenti più di 5000 esemplari, molti dei quali appartenenti a specie oramai estinte, non solo in Sicilia ma anche in tutto il resto d’Italia. Qui potrete vedere anche moltissime specie rare, alcune non più presenti in natura ma solo in cattività.

Da poco riaperto al pubblico

Tra le altre cose vi suggeriamo di approfittarne il prima possibile perché per molto tempo il museo è rimasto chiuso al grande pubblico. I soli che potevano visitarlo erano gli studenti e naturalmente i docenti della facoltà che utilizzavano alcuni esemplari per le loro lezioni. Non vorremmo che le sue porte tornino a chiudersi ai turisti e ad altri appassionati zoologi perché molti perderebbero l’occasione di vedere animali davvero unici.

Verso altre incredibili mete

Palermo 1976 300x200 - Palermo - (step one)Uscite dal museo dell’Università in Via Archirafi ci siamo velocemente incamminate verso Piazza Cappuccini distante all’incirca una mezz’ora a piedi. Il nostro suggerimento, soprattutto se fa molto caldo, è di usare i mezzi pubblici. Sono comodi e abbastanza veloci. In questo modo riuscirete a vedere più cose in una sola giornata.

In fila per poter visitare le famigerate Catacombe dei Cappuccini di Palermo, al costo di 3,00 euro, ci siamo inoltrate in questo regno del riposo eterno.

Cosa hanno di speciale queste Catacombe lo scoprirete molto presto.

Le catacombe di Palermo

Annesse alla Chiesa di Santa Maria della Pace, questa dimora di sonno perpetuo ospita una quantità enorme di corpi, in molti casi perfettamente conservati.

L’aspetto più suggestivo è vedere le mummie, sistemate in piedi o coricate, per lo più vestite di tutto punto. Ogni corridoio divide le salme per categoria sociale, anche se la maggior parte di queste appartenevano a ceti benestanti. Nei vari settori troverete: prelati, commercianti e comandanti dell’esercito in uniforme; giovani donne vergini e naturalmente bambini. In quest’ultimo caso ne vedrete moltissimi in ottimo stato di conservazione, ma nessuno potrà in alcun modo eguagliare la bellezza della piccola principessa di questo regno dell’Oltretomba: Rosalia Lombardo.

Rosalia Lombardo

Morta di polmonite nel 1920 è stata una delle ultime persone a essere accolte in questa cripta. L’imbalsamazione, voluta da suo padre, fu ad opera del professor Alfredo Salafia, lo stesso che imbalsamò Francesco Crispi. Di fatto la bravura nell’esecuzione del processo di conservazione ha fatto sì che Rosalia in qualche modo non morisse mai. Potrete vederla integra, e avere la sensazione che la dolce bimba dai boccoli biondi distesa davanti a voi stia semplicemente dormendo. I miei amici, Stefania e Gaetano, che hanno più volte fatto visita a Rosalia mi hanno confermato che il colorito della sua pelle è cambiato con il tempo. Forse a causa dello spostamento della sua tomba, messa più in bella vista per i turisti.

Il Duomo di Palermo

Detto ciò siamo andate via e abbiamo fatto il nostro primo caffè-stop della giornata: una granita ritemprante  sorseggiata di fronte all’opera maestosa del Duomo di Palermo.

Distante un paio di chilometri dalla nostra precedente meta, il Duomo si presenta in maniera assolutamente favolosa. È un’opera scintillante, maestosa e attrae in maniera irresistibile.

Solo pochi mesi fa è entrato a far parte del Patrimonio dell’Unesco e Federico II di Svevia la scelse come luogo di riposo dopo la sua morte. A proposito di questo, pare che il sarcofago all’interno del quale riposa Federico sia stato scelto da lui stesso. Soltanto il suo cuore non riposerebbe insieme a lui, rimasto per volontà dell’Imperatore a Foggia nella chiesa madre della città, distrutta però da un sisma nel 1731.

La leggenda del duomo di Palermo

Sbalordita da tanta avvenente bellezza architettonica, non vedevo l’ora di vederne Palermo 2027 200x300 - Palermo - (step one)l’interno certa del fatto che avrebbe eguagliato la spettacolare grandezza dell’involucro esterno. Prima di entrare però, Stefania mi ha raccontato una leggenda.

Guglielmo II, re nel 1166 non era in buoni rapporti con Gualtiero Offamilio, Arcivescovo di Palermo che con abile maestria aveva assunto una tale autorità ed importanza da surclassare quasi il potere reale. Per affermare le rispettive autorità i due si sfidarono, ma non a duello come ci si sarebbe aspettato bensì nella costruzione di un edificio religioso. Guglielmo sovrintendette alla costruzione del Duomo di Monreale, mentre all’arcivescovo toccò il Duomo di Palermo. La leggenda vuole che  l’opera del sovrano fosse al suo interno assolutamente splendente mentre gli esterni vennero curati molto meno. Al contrario, per bilanciare questa decisione la costruzione del Duomo fu magnifica all’esterno, ma vuota, quasi anonima, all’interno”.

E infatti è proprio questa la sensazione che avrete una volta entrati. Il Duomo vi apparirà al suo interno completamente vuoto. Niente che neanche lontanamente possa eguagliare il suo splendore esterno.

Cosa vedere nel duomo di Palermo

Non ci restava altro da fare che visitarlo in toto, nella speranza di trovare qualcosa di più interessante. Al costo di 7,00 euro potrete acquistare un biglietto cumulativo che vi consentirà l’accesso a più aree: tesoro, cripta, tombe e tetti.

Vi consigliamo di fare sempre attenzione all’orario perché le visite posso essere fatte solo dalle 09.00 alle ore  17.30.

La cripta e i tetti del duomo di Palermo

Dopo aver salutato Federico II ci siamo recate sui tetti del Duomo per ammirare la vista e la grandiosità di questo edificio da un altro punto di vista. Scese al piano terra, siamo state condotte nelle Stanze del Tesoro, dove abbiamo ammirato alcuni oggetti davvero preziosissimi, come la corona della Regina Costanza di Aragona (virtualmente indossata da Stefania), vasi e calici per lo più di provenienza spagnola.

Subito di seguito siamo scese nella Cripta dove si trovano diverse tombe quasi tutte in granito egizio, compresa quella dell’Arcivescovo Gualtiero Offamilio, fondatore della stessa Cattedrale.

Pit-Stop

Tornate all’aria aperta abbiamo ceduto ad una fame incalzante e per dare qualcosa in pasto al nostro stomaco brontolante, Stefania mi ha fatto conoscere un’altra straordinaria specialità siciliana: le arancine.

Al sud, compresa la Basilicata, li chiamiamo Palermo 2115 300x200 - Palermo - (step one)arancini di riso”. Ma qui in Sicilia si usa chiamarle “arancine”, al femminile. E tra le altre cose si cucinano in maniera completamente diversa. Non solo, la forma qui in Sicilia è perfetta, sono più grandi e sono DELIZIOSE. Per due giorni abbiamo mangiato solo arancine siciliane!

Chiesa di San Salvatore

Dal Duomo ci siamo spostate in Via Vittorio Emanuele per fare tappa nella bellissima Chiesa di San Salvatore, un altro “fuori programma”. Sconosciuto anche alla mia guida, questo edificio di culto è stato una vera scoperta.

Finemente adornato, con poltrone in velluto, questa chiesa del 1600 ci ha piuttosto dato l’impressione di un teatro. Moltissimi altri turisti ci hanno seguite all’interno spinti dalla curiosità rimanendo come noi stupiti per la sua bellezza inaspettata.

Piazza dei Quattro Canti

Pochi passi più avanti, all’incrocio fra  Via Vittorio Emanuele e Via Maqueda si arriva nella famosissima Piazza dei Quattro Canti: uno slargo, in realtà, ai cui quattro angoli si trovano delle facciate convesse con relative nicchie che accolgono le  statue delle protettrici di Palermo, le sante Cristina, Ninfa, Oliva e Agata, quest’ultima poi soppiantata da Santa Rosalia. L’incrocio segna anche le quattro zone in cui, un tempo, Palermo era suddivisa: Palazzo Reale, Mezzomonreale, Castellammare e Oreto, ciascuna affidata ad una santa.

Al centro di questo incrocio si trova Piazza Pretoria, conosciuta anche come Piazza della Vergogna, realizzata da uno scultore fiorentino del ‘500 per ornare una villa toscana. In effetti l’impressione è proprio quella di guardare un’opera dal tipico taglio rinascimentale toscano con un tripudio di divinità, ninfe, mostri e teste di animali.

Naturalmente lì di fianco si trova il Palazzo Pretorio, da cui il nome della Piazza, che purtroppo non ci è stato permesso visitare. Un po’ affrante siamo tornate sui nostri passi a sera ormai tarda.

Non finisce qui!

Abbiamo così concluso il nostro primo giorno alla scoperta della città di Palermo.

Le cose da vedere sono davvero tante e il nostro itinerario, come vi sarete accorti, è stato serratissimo. Molte cose abbiamo dovuto rimandarle al nostro secondo giorno nella “caput mundi”, ma voi potrete tranquillamente visitare questi luoghi in ordine differente. L’unica cosa realmente importante è vederli tutti.

#Stay with us e non perdetevi il nostro secondo itinerario palermitano! 😉